Sanremo e patriarcato!

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Luci ma soprattutto ombre sul festival di Sanremo! Perché ce n’è sempre qualcuna.

Sanremo è finito, ha vinto Olly, va bene ci piace anche se tifavo per Lucio Corsi.

Ci siamo fatti un viaggio in auto con le figlie ascoltando tutta la scaletta per capire quali saranno i prossimi tormentoni (io punto a Cuoricini dei Coma_Cose e Chiamo io chiami tu di Gaia).

A un certo punto io e Francesca ci mettiamo a discutere del problema Sanremo / patriarcato. Che poi in effetti discussione mica tanto, perché era lì tutto da vedere, con la cinquina finalista al maschile e Giorgia fuori dai giochi all’ultimo. Più gli interventi general-generici sulla pace, gli scivoloni sulle professioniste che però devono dimostrare qualcos’altro, insomma ce n’era di ogni.

Che poi: se alla conduzione ci metti gente in età da pensionamento, è probabile che saltino fuori modelli antichi. Per dirla alla bresciana maniera (opportunamente edulcorata): non è che dal sedere possa uscire una serenata.

Ecco, direte voi, il Lauro ci attacca il pippone sociale.

La Cate fa: «Io ho sentito che l’anno scorso hanno fatto vincere Angelina Mango perché erano DIECI anni che non vinceva una donna.»

(tra l’altro sono andato a verificare, è vero. Prima c’era stata Arisa nel 2014)

E io: «Beh, sa un po’ di complottismo, ma almeno il risultato c’è stato. #facciamochevabene.»

Poi entra la Luci: «Ma scusate. Ma se le donne non sono entrate in finale…»

«Eh.»

«…ma allora devono impegnarsi di più. Così ci entrano.»

Francesca al volante ha una sincope e rischia di andare fuori strada.

Considerazioni:

a) Lucia è ancora troppo giovane e pura per capire che è un sistema corrotto e minato alla base;

b) Lucia seppur giovanissima incarna già gli antichi spiriti del Patriarcato;

c) ma allora questa a tutti  gli effetti È una discussione, e mi trovo nella spiacevole situazione di argomentare senza cercare di prevalere in quanto unico membro maschio bianco della famiglia. Ecco, ben mi sta.


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